Quello che stai per leggere non è per tutti e richiede una motivazione autentica. Desidero condividerlo con te, perché è un’esperienza che sto vivendo in prima persona e che sta trasformando profondamente il mio modo di stare al mondo.

Fin da bambina – come molti, credo – sono stata educata al fare e al dovere. Dai primi insegnamenti dell’infanzia fino alla vita adulta, personale e professionale, ho interiorizzato l’idea che l’agire fosse necessario, mentre il suo opposto – il fermarsi, l’oziare, il leggere per puro piacere – avesse un valore negativo.

Ricordo mia mamma che, alle sette del mattino, anche durante le vacanze estive, irrompeva nella mia stanza annunciando: “Forza, è ora di alzarsi… ci sono un sacco di cose da fare!”. E ricordo me, immersa di nascosto nella lettura, mentre una voce mi richiamava: “Stai ancora leggendo? Vieni ad aiutarmi a fare…”.

Per molti anni sono stata inconsapevole della dittatura del fare. Mi sembrava naturale correre, produrre, incastrare mille impegni. Anzi: mi sentivo gratificata dall’ammirazione degli altri, che lodavano la mia capacità di tenere insieme tutto. E quando, per caso, mi capitava un momento di riposo, lo trascorrevo programmando ciò che avrei dovuto fare dopo, spinta da un sottile senso di colpa di cui solo recentemente ho iniziato a indagare le radici.

Quel seme – l’idea che l’agire fosse sempre la scelta giusta – si era radicato in profondità, influenzando i miei pensieri, i miei comportamenti, la percezione del mio valore e, naturalmente, il carico di stress con cui convivevo.

Poi, abbastanza recentemente, una serie di circostanze ha iniziato a incrinare quel valore granitico del fare. Mi sono sorpresa a smontare il giudizio interiore che mi accompagnava da sempre: alzarmi senza sveglia (che rivincita!), scegliere gli impegni in base al voglio e non al devo, concedermi un pomeriggio in piscina senza altro compito che rilassarmi.

È stato come sbucciare una cipolla. Strato dopo strato, ogni volta che emergeva un “devo fare”, portavo la mente a chiedersi: “Lo voglio davvero? È ciò che desidero?”. E ho scoperto che, tolte le incombenze inevitabili, avevo alternative splendide e soddisfacenti fra cui scegliere.

Ho capito finalmente che il mio tempo di vita è prezioso, e che solo le mie scelte lo rendono ricco e appagante secondo i miei valori. Ho compreso che fermarsi a riflettere, meditare, respirare, guardare un fiore – pur senza produrre risultati tangibili – è un modo meraviglioso di vivere.

Non è un processo rapido e nemmeno facile, come ho scritto in apertura, ma se senti il desiderio profondo di indirizzare la tua vita in modo più sereno, equilibrato e rispetto di te stess* posso accompagnarti con due ingredienti che per me rappresentano degli aiuti formidabili.

Il primo è l’assertività: la capacità di scegliere con consapevolezza, di dire sì e no con autenticità, di riconoscere i miei bisogni senza giustificarmi.

Ovvero l’arte di restare presente a ciò che sento, sostenuta anche dalla pratica della mindfulness, che mi invita ad ascoltare il corpo, il respiro, le emozioni prima di ogni azione.

Se senti che è arrivato il momento giusto anche per te, da settembre riprenderanno i miei percorsi formativi online dedicati a queste due pratiche che integrano la presenza mentale e il benessere relazionale: spazi in cui allenare la libertà di scegliere, la gentilezza verso sé stessi e la gioia di vivere con intenzione.

Non pensare alla formula online come qualcosa di passivo o noioso: non ti sto proponendo lezioni registrate e una carrellata di diapositive.

La metodologia che utilizzo è dinamica, coinvolgente, ricca di dialogo, esercitazioni individuali e di gruppo, e soprattutto, sperimenterai gli AllenaMente, pratiche concrete da svolgere tra un incontro e l’altro per portare nella vita reale ciò che hai appreso.

Sono percorsi che non si limitano a spiegare l’assertività o la mindfulness: la fanno vivere, e diventare un ingrediente stabile della tua vita. Un ingrediente che cambia tutto.